|

La vinificazione è la
lavorazione che consente la produzione del vino; essa si compie attraverso una
serie di operazioni che sono: la pigiatura, la diraspatura, la sgrondadura, la
torchiatura e la vinificazione vera e propria. Vediamo di seguito le singole
operazioni.
LA
PIGIATURA
Consiste nel far uscire il
mosto dall'acino, in modo da farlo venire in contatto con i lieviti che
opereranno la fermentazione e che si trovano sulla buccia. La pigiatura può
essere effettuata secondo due modalità: spinta e sommaria. La pigiatura spinta
ha lo scopo di schiacciare tutti gli acini in modo da ottenere tutte le sostanze
che essi contengono, soprattutto quelle dell'interno della buccia. I casi in cui
si effettua la pigiatura spinta sono i seguenti:
Per ottenere vini che
devono essere invecchiati a lungo;
Per i vini rossi aromatici;
Per i mosti che devono
essere concentrati;
Per tutti quei vini in cui
si vuole estrarre dalle bucce il maggior quantitativo di sostanza colorante.
Si fa la pigiatura sommaria
quando si vogliono ottenere vizi di "pronta beva", che non hanno
quindi bisogno di un lungo periodo di maturazione (vini giovani o vini novelli)
quali ad esempio i vini bianchi, che sono sempre morbidi e delicati. Si fa
ancora una pigiatura sommaria per quelle uve che hanno sapore anormale e non
gradevole; quando si vogliono ottenere vini bianchi da uve nere (vinificazione
in bianco). Per quanto riguarda alcune lavorazioni particolari, come il vin
santo, la pigiatura può essere effettua, come avveniva anticamente, con i
piedi; anche se oggi tale pratica è molto onerosa, dal punto di vista tecnico
pigiare l'uva con i piedi è qunanto di meglio si possa fare in quanto il piede
dell'uomo può far uscire dall'acino tutto ciò che interessa, senza rompere i
vinaccioli è senza schiacciare i raspi. La pigiatura meccanica è effettuata
mediante apparecchi che prendono il nome di pigiatrici; queste si dividono in
semplici, che cono quelle che effettuano il solo lavoro di pigiatura, ed in
composte, che si dividono, a loro volta, in due tipi:
pigiadiraspatrici, che
effettuano la pigiatura e la diraspatura;
torchi continui,
che effettuano sia la pigiatura sia la di torchiatura delle vinacce.
Le pigiatrici semplici
possono essere a cilindri e a rulli scanaellati; con queste ultime, che lavorano
a compressione, l'uva è frantumata, in modo non violento, ma semplicemente per
schiacciamento tra i rulli di ferro scannellati e rivestiti di gomma. Uno dei
rulli non è fisso al proprio asse ma può allontanarci ed avvicinarci
automaticamente, nel caso in cui qualche corpo estranee sia presente nell'uva.
Tra le pigiatrici composte ricordiamo la pigiatrice diraspatrice elicoidale
centrifuga ad asse orizzontale che ha il pregio di effettuare una pigiatura
completa ed uniforme. Esiste anche una pigiatrice diraspatrice centrifuga ad
asse verticale; in questo tipo di macchina il mosto cade in basso seguito dalle
bucce e dalle polpe cariche di liquido; i raspi invece, in quanto più leggeri,
risalgono verso l'alto ed escono da un foro che si trova lateralmente alla
tramoggia di carico delle uve. I torchi si dividono in discontinui e continui e
trovano impiego nella pigiatura di certe uve particolari e, soprattutto, per
l'esaurimento delle uve pigiate e delle vinacce fermentate e vergini. I torchi
discontinui si dividono in:
Torchi a vite e a leva,
molto usati nelle piccole cantine, vengono azionati quasi sempre a mano. In essi
la forza motore è amplificata da una vite alla quale viene trasmessa da una
leva che può essere semplice o multipla. Nel sistema a leva multipla il moto
alternativo del la leva è trasformato in moto circolare continuo mediante
"arpionismi".
Torchi idraulici, il
principio su cui si basano i torchi idraulici è quello di Pascal: "La
pressione esercitata in un qualsiasi punto di un liquido, si trasmette con
uguale intensità in tutti i sensi". Quindi se viene esercitata una
pressione su di un pistone a piccola superficie, essa sarà trasmessa su un
pistone a superficie maggiore, amplificata secondo il rapporto fra le superfici:
La pressione che si
esercita sulle vinacce è dell'ordine dei 10 - 18 Kg/cm2. I torchi idraulici
possono dividersi in:
torchi idraulici a
pressione ascendente;
torchi idraulici a
pressione discendente;
Torchi continui elicoidali.
In questi torchi l'uva pigiata arriva nella tramoggia dove un sistema di pareti
mobili a mascella afferra la massa solida e la comprime su di un'elica molto
corta e di grande diametro. L'elica afferra la massa e la trasporta in una
gabbia metallica finemente forellata sospingendola poi verso la bocca di uscita.
La massa solida è così costretta a percorrere un lungo tratto di gabbia
forellata in questo modo si addensa e viene spremuta; un restringimento
regolabile della bocca di scarico aiuta la fase di spremitura. Questo tipo di
torchio presenta numerosi vantaggi quali ad esempio un minimo impiego di mano
d'opera, rapidità di lavorazione, possibilità di alimentazione e scarico a
mezzo di nastri trasportatori. Questi torchi sono anche detti velocipresse e
superpresse.
Torchi continui e pressa -
filtro pneumatica Willmes. Sono costituiti da un cilindro in acciaio
inossidabile. munito di numerose fenditure e corazzato di anelli di acciaio;
presenta, internamente, un grosso polmone in gomma che si gonfia mediante aria
compressa. Tra i vantaggi di questa pressa si ricorda: risparmio di tempo e di
mano d'opera, aumento di resa, eliminazione delle sfregamento e maciullamento
delle bucce. La pressa Willmes può servire per il trattamento delle uve intere,
per quello delle uve pigiate e diraspate, per le vinacce vergini o fermentate e
per le feccie. La compressione si effettua portando la pressione all'interno del
polmone al valore prestabilito e mantenendola per un certo tempo.
LA
DIRASPATURA
E' l'operazione che separa
i graspi dagli acini e viene effettuata nei seguenti casi:
vinificazione di uve molto
ricche di tannino e d'acidità; in questo caso, infatti, lasciando i raspi in
macerazione si arricchirebbe ulteriormente il mosto e quindi il vino in tannini,
sostanza molto abbondantemente nei raspi;
nel caso si debbano
vinificare uve non perfettamente mature e quindi già con acidità abbondante;
nel caso di vinificazione
di uve danneggiate dalla grandine, dalle malattie crittogamiche e dagli insetti;
nel caso di vinificazione
di uve mature, che presentino però i graspi verdi (pericolo di sapori erbacei);
nel case di uve stramature
o appassite nelle quali i graspi si presentano secchi e quindi in grado di
assorbire quantità sensibili di alcool e conferire cattivi sapori;
quando si vogliono ottenere
vini morbidi, delicati e di pronta beva;
nel caso della preparazione
dei vini liquorosi che hanno la caratteristica di essere robusti, ma non aspri;
nel case di vinificazione
nei climi meridionali, per non avere un inizio troppo rapide nelle
fermentazioni;
nel caso della preparazione
di vini bianchi da uve nere.
Non è consigliabile
diraspare nei seguenti casi:
quando si vinificano uve
scialbe, poco ricche di acidità, di tannino e di zucchero;
nel case si debbano
vinificare uve molto ricche di sostanze azotate, uve provenienti da viti
eccessivamente produttive, uve coltivate in terreni eccessivamente concimati In
queste casi si é osservato che la presenza dei graspi diminuisce il pericolo di
formazione delle casse ossidasiche;
quando lo stato dei graspi
è normale, cioè ne troppo secchi, ne troppo verdi;
nel caso si debbano
preparare vini, robusti, austeri. sia per il consumo diretto che per il taglio
con altri vini. In alcuni casi per quei vini che debbono essere lungamente
invecchiati;
nel case di vinificazione
in climi freddi, per ottenere un più regolare e breve processo fermentativo.
LA
SGRONDATURA
Con questa operazione si
ricava, dalle uve pigiate, una parte del mosto (detto mosto fiore) e delle
vinacce ancora umide e ricche di mosto. La sgrandatura può essere condotta
anche senza macchine, facendo sgrondare le uve su recipienti forati. Oggi le
moderne cantine sono fornite di macchine chiamate sgrondatori meccanici
costituite da gabbie cilindriche rotanti; in esse arriva l'uva pigiata ed esce
dai fori il mosto, mentre la vinaccia sgrondata esce dalla parte opposta
all'ingresso dell'uva. Nella vinificazione in bianco e in rosato, è di grande
aiuto ricorrere all'uso della sgrondatura per separare il mosto fiore dalle
vinacce. La vinaccia che esce dallo sgrondatore può passare poi ai torchi
continui e ai torchi idraulici. L'operazione di sgrondatura consente di ottenere
in modo continuo oltre il 50 - 60% di mosto fiore.
Gli sgrondatori si
classificano in base al loro funzionamento:
sgrondatori che agiscono
per setacciatura;
sgrondatori che agiscono
per setacciatura accompagnata da una leggera pressione;
sgrondatori che agiscono
per sedimentazione o setacciatura dovuta ad azione centrifuga.
Affinché gli sgrondatori
diano il massima rendimento è importante che la loro alimentazione avvenga con
uve pigiate in presenza dei raspi; questi, infatti, aiutano la separazione del
mosto dalla parte solida con azione di drenaggio.
LA
TORCHIATURA
Questa operazione è la più
faticosa e costosa del processo di vinificazione. Può essere effettuata su
vinacce non fermentate, su vinacce fermentate e sull'uva. La torchiatura è
l'operazione che mira a sottrarre alle vinacce la maggior parte del mosto e del
vino che esse contengono; nel caso di vinacce fermentate l'operazione deve
essere effettuata immediatamente dopo la svinatura, in quanto ci troviamo di
fronte ad una materia prima instabile, facilmente soggetta alla acidificazione
ed alla perdita di alcool. E' opportuno accertarsi, prima di passarle al
torchio, che le vinacce, specialmente in superficie, siano sane. Va ricordato
che torchi idraulici operano con un'azione di pura compressione mentre i torchi
continui elicoidali operano con un’azione combinata di compressione e di
sfregamento, con prevalenza dell'una e della altra a seconda delle soluzioni
meccaniche adottate. Infine occorre fare una distinzione tra vinacce di uve
bianche, che solitamente ci torchiano vergini, e quelle di uve resse, che
normalmente si torchiano fermentate.
La vinificazione del vino
si può distinguere essenzialmente in due categorie, la vinificazione in bianco
o in rosso con altre particolari quali la spumantizzazione, la vinificazione in
rosato, la macerazione carbonica.
LA
VINIFICAZIONE IN BIANCO
Per vinificazione in bianco
si intende quel sistema di produzione del vino che separa immediatamente le
vinacce e i raspi dal mosto ottenuto per pigiatura e pressatura delicata dei
grappoli.
Questa tecnica, applicata
sia alle uve bianche che alle uve rosse per ottenere vini bianchi, evita ogni
forma di macerazione e fermentazione del mosto con le vinacce, impedendo a
queste di cedere, oltre al colore, anche altre sostanze che possono conferire al
vino caratteristiche aromatiche poco gradite.
Il mosto così ottenuto si
lascia riposare per due o tre giorni alla temperatura di 10° C in contenitori
adeguati, permettendogli così di depositare sul fondo le numerose particelle
solide ancora presenti (fecce). E’ questa la fase di chiarificazione o
illimpidimento del mosto . Separate le fecce dal mosto inizia la vera e propria
fermentazione ovvero la trasformazione del succo d’uva in alcool e anidride
carbonica per opera dei microrganismi chiamati lieviti. Nelle moderne aziende
enologiche si utilizzano lieviti selezionati che “guidano” la fermentazione
verso il risultato voluto, facendo in modo che si sviluppino maggiormente alcuni
aromi graditi a discapito di altri meno desiderabili. A questo punto il vino è
pronto per essere conservato per un tempo variabile dai quattro agli otto mesi
sino a maturazione. Seguirà quindi la fase dell’imbottigliamento e del
consumo.
LA
VINIFICAZIONE IN ROSSO
Per vinificazione in rosso
si intende quel sistema di produzione di vino in cui le parti solide
dell’acino, ovvero bucce e vinaccioli, restano in contatto con il mosto per un
tempo variabile. Questa fase è detta di macerazione e permette alle bucce e ai
vinaccioli di trasferire al mosto i pigmenti, i tannini e le sostanze aromatiche
in loro presenti in quantità proporzionale al tempo stesso di macerazione che
varia a seconda del tipo di vino che si vuole ottenere: dai sette ai quindici
giorni se si desidera un vino corposo e colorato,; da uno a quattro giorni se si
desidera un vino più leggero. La fermentazione viene aiutata dall’aggiunta di
lieviti selezionati e presto gli zuccheri trasformati in alcool aiutano
sciogliere le parti solide che, a causa della produzione di anidride carbonica,
tendono verso l’alto, formando il cosiddetto cappello che dovrà essere
disperso diverse volte durante l’arco della giornata, per permettere alle
parti solide di rientrare a contatto con il mosto. Questa operazione chiamata
follatura o rottura del cappello, viene eseguita manualmente con uno strumento
idoneo detto follatore, o con il metodo del rimontaggio che consiste nel
disperdere le vinacce prelevando con pompe un terzo del mosto dal basso del
contenitore facendolo ricadere a pioggia dall’alto sul cappello. I moderni
recipienti di fermentazione sono invece dotati di agitatori meccanici. Oltre ai
vantaggi già descritti, la follatura permette una dispersione rapida del calore
originato dalla fermentazione che non deve mai superare i 30° C e un
altrettanto rapido allontanamento dell’anidride carbonica con immissione di
ossigeno che favorisce la moltiplicazione dei lieviti. Impedisce inoltre l’acetificazione
del vino.
Quando gli zuccheri sono
stati già trasformati in alcool, la produzione di anidride carbonica cessa e il
cappello scende nel fondo della vasca. A questo punto si procede al travaso del
vino purificato dalle vinacce in altro contenitore, oppure si può prolungare di
qualche giorno la macerazione se si vogliono ottenere vini più robusti.
Dopo il travaso inizia la
fermentazione malolattica che consiste nella trasformazione dell’acido malico,
responsabile del gusto acido del vino, in acido lattico, che donerà al futuro
vino un gusto meno aspro e più gradevole.
Se il vino ottenuto con la
vinificazione in rosso è ben strutturato e particolarmente importante può
essere ulteriormente arricchito dalla sosta per diversi mesi all’interno delle
barriques, piccole botti in rovere francese della capacità di 225 litri
ciascuna, seguita dall’affinamento in bottiglia che può durare da un minimo
di sei mesi fino a diversi anni.
LA
VINIFICAZIONE IN ROSATO
Il vino rosato è molto
leggero di corpo e scarso di colore. Può essere ottenuto dalla vinificazione di
uve rosse in cui la buccia è poco ricca di colore, oppure può essere ottenuto
da un uvaggio cioè dalla mescolanza di uve rosse e bianche. Di solito però per
produrre vini rosati si utilizzano uve rosse vinificate in bianco, cioè senza
bucce o con breve macerazione delle vinacce che vengono separate dal mosto dopo
brevissimo tempo e la fermentazione prosegue senza le parti solide.
LA
SPUMANTIZZAZIONE
La spumantizzazione
consiste in una rifermentazione del vino, appositamente scelto, mediante
l’aggiunta di zucchero e lieviti selezionati. Esistono due principali metodi
di spumantizzazione: il metodo Champenois e il metodo Charmat.
Il metodo Champenois
avviene direttamente in bottiglia e con questo sistema si ottengono lo Champagne
e i migliori spumanti secchi italiani. In sostanza si tratta della
rifermentazione in bottiglia di un vino bianco, detto vino di base, ottenuto con
la vinificazione in bianco, a cui si aggiunge dello sciroppo zuccherino e dei
lieviti selezionati. Il vino così trattato viene imbottigliato provvisoriamente
e le bottiglie vengono disposte in cataste in un ambiente che non superi i 10°-12°
C. Inizia qui la rifermentazione del vino detta anche presa di spuma che può
durare dai due ai sei mesi. In seguito le cataste vengono sfatte e rifatte più
volte per rimettere in sospensione le fecce depositatesi nelle bottiglie.
Inizia ora la maturazione
del vino, ormai spumante, che può durare anche alcuni anni. A questo punto si
procede al rémuage, ovvero all’eliminazione delle fecce dalla bottiglia che
vengono inviate sulla punta ed espulse tramite una rapida stappatura. La parte
di spumante persa si rimpiazza e in alcuni casi, per dare una caratteristica
particolare al prodotto, si aggiunge del mosto, del vino o del distillato di
vino.
Con il metodo Charmat la
rifermentazione o presa di spuma del vino di base avviene in un’autoclave di
grandi dimensioni. Una seconda autoclave, collegata alla prima, riceve il vino
rifermentato e lo separa dalla feccia mediante filtrazione o centrifugazione. Lo
spumante così ottenuto passa in una terza autoclave e infine
all’imbottigliamento. Tra la presa di spuma e l’imbottigliamento trascorrono
circa due o tre settimane. Questo metodo di spumantizzazione è più adatto alle
uve aromatiche come il Moscato e la Malvasia.
Il Moscato spumante
prodotto in Gallura è il risultato di un’unica fermentazione. Per la presa di
spuma viene infatti utilizzato non il vino di base ma il mosto stesso conservato
in appositi contenitori refrigerati fino all’avvio del processo di
spumantizzazione.
LA
VINIFICAZIONE CON MACERAZIONE CARBONICA
La vinificazione con
macerazione carbonica comprende due fasi successive.
Nella prima l’uva
vendemmiata non è sottoposta ad alcuna pigiatura e viene inserita a grappoli
interi in un recipiente a chiusura ermetica Lo spazio che resta libero viene
riempito di anidride carbonica. In queste condizioni le cellule degli acini,
ancora vive, sono costrette dal gas e dall’assenza di ossigeno a produrre
glicerina e altri composti demolendo intanto gli acidi ed in particolare
l’acido malico. In questo modo si otterrà un succo meno acido. Il peso dei
grappoli sovrastanti schiaccia intanto gli acini sottostanti da cui si liberano
piccole quantità di mosto che cominciano a fermentare. La macerazione dura da
cinque a venti giorni, secondo la temperatura (20-30°C).
Segue quindi la seconda
fase della vinificazione: l’uva macerata viene pigiata e il mosto avviato alla
normale fermentazione alcolica, che avrà termine in due o tre giorni. Il vino
così ottenuto deve avere almeno 11° e non più di 10 g/l di zucchero. Per
legge non può essere immesso al consumo prima del 6 Novembre dell’anno di
produzione delle uve. Per assaporarne appieno la freschezza e la fragranza deve
essere consumato entro la primavera successiva alla vendemmia. I vini novelli
prodotti da molte aziende enologiche Galluresi sono di ottima qualità e niente
hanno da invidiare al famoso Beaujolais, il “nouveau” francese prodotto
nella zona da cui prende il nome.
Dopo questa sommaria
spiegazione qui di seguito entriamo in alcuni particolari della vinificazione:
SISTEMI DI VINIFICAZIONE
I sistemi di vinificazione
possono essere classificati nei seguenti tipi:
Vinificazione
delle uve rosse con macerazione delle vinacce, con o senza raspi, per tempi più
o meno lunghi.
Vinificazione
delle uve bianche, senza contatto con le vinacce o solo con contatto parziale
delle vinacce (vinificazione in bianco o vergine).
Vinificazione
dei vini bianchi da uve rosse.
Vinificazione
dei mosti di uva rossa senza contatto con le vinacce (in rosato o cerasuolo).
Vinificazione
con macerazione parziale delle uve rosse ammostate con le proprie vinacce con o
senza raspi (vinificazione in chiaretto).
Vinificazione
con macerazione carbonica o metodo Flanzy.
Vinificazione
per macerazione a caldo,
Vinificazione
con macerazione delle vinacce. La
presenza delle vinacce, anche prive dei raspi, produce nei mosti una
fermentazione più attiva e più rapida in quanto le parti solide favoriscono
l’apporto di ossigeno che facilita la moltiplicazione dei lieviti. L'uva
appena ammostata con pigiatrici ad alta velocità. viene messa nei tini di
fermentazione dove subirà la solfitazione, seguita poi dalla fermentazione. I
tini di fermentazione non vanno riempiti completamente tenendo conto
dell'aumento di volume del mosto fermentato e della utile e necessaria
permanenza di uno strato di anidride carbonica sul cappello. Lo spazio da tenere
libero varia dal 12% al 20% della capacità dei tini, le dosi di anidride
solforosa per la solfitazione vanno da 8 a 0 grammi per ettolitro, per uve sane,
e da 15 a 25 grammi per ettolitro per uve alterate. Dopo la prima fase di
fermentazione con macerazione più o meno prolungata, si effettua la svinatura
seguita dalla defecazione ed eliminazione delle sostanze indesiderabili. La
fermentazione in rosse delle uve ammostate si può effettuare in tini aperti
(con cappello emerso o sommerso) ed in tini chiusi. Nei tini aperti è
necessario provvedere alle follature, in quanto il cappello di vinacce, emerse
per azione dell'acido carbonico, forma una massa molto densa e dura che è
necessario rompere mediante le follature, evitando cosi il pericolo di
alterazione di questa massa dura. Mediante le follature si rimescola il mosto
riducendo la durezza del cappello e regolando cosi la temperatura e la
fermentazione. Le follature vanno effettuate almeno due volte al giorno. I
follatori usati nelle piccole cantine possono essere di legno ed, in questo
case, l’operazione è molto onerosa. Quelli usati nelle grandi cantine sono
tutti ad aria compressa a bassa pressione in modo da poter arieggiare
uniformemente il mosto e mettere a sua disposizione l'ossigeno di cui necessita
nei primi momenti della fermentazione, ciò al fine di incrementare la crescita
della flora lievitiforme. Nel caso dei tini chiusi a cappello sommerso, per
arieggiare la massa si effettuano dei rimontaggi usando delle pompe e pescando
la massa dal fondo del vaso di fermentazione e svinando il liquido dalla parte
superiore del contenitore. La durata della fermentazione può essere breve (2 -
3 giorni), ed in questo caso non si tratta di fermentazione tumultuosa completa;
in genere queste fermentazioni brevi sono caratteristiche dei climi meridionali,
in quanto ci troviamo in condizioni ambientali che consentono un immediato
inizio della fermentazione, ed inoltre perché l’alta temperatura e
l'abbondante quantità di alcool, che si sviluppa in breve tempo, permette al
mosto di arricchirsi del contenuto delle vinacce (sostanze coloranti). Spesso la
svinatura deve essere effettuata forzatamente, in quanto non si ha altra mezzo
per abbassare la temperatura. Tali fermentazioni brevi, sono adottate anche per
i vini amabili, ed il prodotto che si svina è sempre torbido e deve essere
sottoposto ad una fermentazione complementare. Le fermentazioni di media durata
sono quelle che si protraggono per 5 - 8 giorni, sono caratteristiche dei climi
temperati. Le fermentazioni di lunga durata sono quelle che si protraggono per 9
- 15 giorni ed oltre. Dopo questi tempi si hanno vere e proprie macerazioni;
tali macerazioni sono da effettuarsi nel caso di vini che dovranno subire un
lungo invecchiamento, in questo caso, infatti, è necessario che il vino sia
ricco di sostanze coloranti, tannino ed acidità, al fine di sopportare bene un
periodo di lungo invecchiamento e di superare altrettanto bene il processo di
affinamento. Le fermentazioni devono essere seguite con il termometro, con le
degustazioni ed eventualmente con le analisi di laboratorio. Nei climi caldi la
vinificazione delle uve rosse deve seguire dei particolari criteri: occorre
diraspare le uve, adottare tini di fermentazione di dimensioni ridotte, svinare
anticipatamente, quando la temperatura raggiunge limiti pericolosi, ricorrere
sempre alla solfitazione con anidride solforosa quale mezzo per lottare contro
l’innalzamento eccessivo della temperatura che è il problema chiave della
vinificazione nei climi meridionali. Oggi si può ridurre in parte
l'inconveniente dell’alta temperatura ricorrendo alla refrigerazione o meglio
ancora refrigerando i locali di fermentazione.
Vinificazione
in bianco senza contatto o con parziale contatto con le vinacce. Questo tipo di vinificazione si esegue facendo
avvenire la fermentazione del mosto fuori dal contatto delle bucce. Questo
sistema di vinificazione si applica per ottenere vini bianchi limpidi e stabili
partendo da uve bianche e, quando si vogliono ottenere vini rosati, da uve
rosse. La vinificazione in bianco è tecnicamente molto più delicata di quanto
non sia la vinificazione in rosso in quanto i vini bianchi sono più facilmente
soggetti ad alterazioni microbiche e a fermentazioni anomale. Attualmente nei
vini bianchi si cerca di ottenere caratteri di freschezza di gusto ed il
cosiddetto sapore di fruttato, che ricorda un poco il sapore dell'uva da cui
proviene il vino. Per ottenere vini bianchi di buona qualità, occorre partire
da uve con una buona percentuale di acidità fissa, caratteristica questa
dell’uva non troppo matura. E’ necessario quindi raccogliere le uve
leggermente acerbe, al fine di ottenere vini bianchi di buona qualità. Le uve
devono essere perfettamente sane, prive di attacchi da parassiti specialmente
dalla muffa Botrytis. La vinificazione in bianco mira all'immediata estrazione
del succo dal frutto, in maniera che la fermentazione riguardi solo la parte
liquida, mentre la solida deve essere separata ed avviata alla distillazione.
Nella vinificazione in bianco è sempre consigliabile la pigiatura senza la
diraspatura per non maltrattare la materia prima. Occorre evitare, per quanto
possibile, la produzione di feccia; la pigiatura o pressatura il raspo sono
fattori positivi in quanto esercitano un’azione meccanica drenante durante la
pressatura, tanto da aumentare in maniera considerevole la resa dei torchi. Si
procederà quindi ad una pigiatura sommaria con pigiatrici a rullo, quindi la
massa verrà pompata nei sistemi di esaurimento mediante pressatura. La validità
della funzione del raspo è ampiamente dimostrata dagli ottimi risultati che si
possono ottenere con la pressatura diretta delle uve, senza la pigiatura. I
mosti bianchi devono contenere piccole quantità di fecce, di polifenoli, di
leucoantociani, di ferro, dell’enzima polifenol –ossidasi, di potassio e
calcio (che fungono da catalizzatori di ossidazione). Tutti questi composti
aumentano in maniera considerevole con lo stritolamento delle parti vegetali. Il
sistema migliore di pigiatura rimane senza dubbio la pressa orizzontale, anche
se ha resa unitaria abbastanza ridotta. Per avere vini bianchi molto fini
bisogna, ricorrere alla selezione dei mosti, scartando quelli di ultima
pressatura. Per alcuni vini bianchi di particolare finezza occorre utilizzare
solamente il 60% del mosto sgrondato, scartando il resto; è necessario
ricorrere anche alla solfitazione del mosto mediante anidride solforosa, che
svolge azione antisettica selettiva sui lieviti della fermentazione ed un'azione
antiossidativa. La dose consigliabile di anidride solforosa nella vinificazione
dei vini bianchi si aggira intorno ai 50 - 100 mg/lt, aggiunta da effettuarsi il
più presto possibile. E' molto importante, nei mosti bianchi effettuare la
defecazione, tale operazione consiste nell'allontanamento di tutte le materie
fecciose e, di norma, precedere la alla fermentazione. Quando le parti torbide
sono precipitate si procede al travaso del mosto, con le comuni pompe di
cantina, e quindi si da l'avvio alla fermentazione degli zuccheri ricorrendo ai
lieviti selezionati. Un metodo di defecazione attualmente molto usato consiste
nella centrifugazione; la centrifugazione, infatti, è il processo di
defecazione più completo in quanto si ottiene una sfecciatura perfetta del
mosto con eliminazione di molte impurità. Si può far seguire alla
centrifugazione una immediata, pastorizzazione ad elevate temperature 80 – 85
°C per inattivare la flora microbica naturale, distruggendo soprattutto i
pericolosi enzimi polifenol-ossidasici che alterano il gusto ed il colore del
prodotto e che sono agenti della casse ossidasica. La pastorizzazione va
effettuata con i moderni scambiatori a piastre, aggiungendo eventualmente una
quarta sezione di raffreddamento a salamoia, in modo da preparare il prodotto
per la fermentazione a bassa temperatura. Per fermentazione a bassa temperatura
si intende quella effettuata mediante raffreddamento del mosto con l'impiego di
macchine refrigeranti al fine di poter compensare l’energia termica generata
dalla fermentazione (25 calorie ogni grammomolecola di zucchero). Gli impianti
di raffreddamento per fermentazioni a bassa temperatura si distinguono in:
cantine condizionate a bassa temperatura. cioè termoisolate. con contenitori in
acciaio inox; raffreddamento mediante scorrimento di acqua fredda (5°C) sul
serbatoio di acciaio inox o di vetroresina.
Vinificazione
dei vini bianchi da uve rosse. Anche
in questo caso occorre utilizzare uve non troppo mature preferendo quelle ancora
un po' acerbe. Le uve si torchiano leggermente e la vinaccia viene subito
allontanata, la lavorazione del mosto cosi ottenuto può essere fatta secondo
vari metodi; alcuni tecnici consigliano di refrigerare il mosto in modo da
evitare ogni piccolo movimento di fermentazione, successivamente si fa
gorgogliare aria nel mosto in modo da ossidare e precipitare le sostanze
coloranti, quindi si filtra in modo da ottenere mosto incolore che viene fatto
fermentare con i normali metodi ed accorgimenti. Altri tecnici ritengono
superfluo il raffreddamento del mosto, in quanto ritengono di ottenere lo stesso
risultato con il solo arieggiamento, al quale fanno seguire l'aggiunta di
metabisolfito di potassio in ragione di 4 - 8 gr/hl. Non bisogna dimenticare che
è necessario partire da uve di ottima qualità per avere i migliori risultati.
Vinificazione
dei vini rosati o cerasuoli. I vini
rosati sono quelli che si ottengono con la fermentazione in bianco delle uve
rosse, cioè senza macerazione, ma con il breve contatto con le vinacce del
mosto solfitato, travasato e fatto successivamente fermentare in bianco dopo
averlo separatamente tolto dal contatto con le vinacce. I vini detti cerasuoli
sono quelli nei quali la macerazione si prolunga per più tempo che nei rosati e
cioè fino a quando inizia la fermentazione tumultuosa. Per la loro composizione
assomigliano ovviamente più ai vini rossi che ai bianchi. Nel caso ci si trovi
di fronte ad uve di colorazione molto intensa per preparare i vini rosati si
adotta la lavorazione in bianco. Se al contrario le uve rosse sono a scarsa
colorazione, per ottenere vini rosati é necessario effettuare una brevissima
fermentazione in presenza delle vinacce, svinare e quindi terminare la
fermentazione del mosto fuori dal contatto con le vinacce. Trattandosi di un
tipo di vinificazione adottata per l'ottenimento di vini fini, la linea di
lavorazione di questi vini deve prevedere attrezzature all'avanguardia;
occorrono, infatti, pigiatrici diraspatrici che lavorino con molta delicatezza,
del tipo a rulli pigianti rivestiti con gomma e con diraspatore lento. Con
questi si effettua una semplice rottura dell’acino e non si rompono i raspi,
il pigiato cosi ottenuto viene inviato nei tini di fermentazione dove subisce la
macerazione che deve essere brevissima (24 - 48 ore), la solfitazione moderata
al fine di non impedire la disacidificazione naturale e ridurre al minimo le
sostanze tanniche; occorre anche provvedere alla immediata spremitura della
vinaccia con sgrondo-presse per avere la massima quantità di mosto di
primissima qualità.
Vinificazione
in chiaretto. E' un tipo di
vinificazione che si effettua vinificando in bianco i 3/4 dell'uva rossa; l'uva
viene immediatamente pressata ed il mosto fiore viene subito avviato ai tini di
fermentazione, a questo mosto di uve rosse vinificato in bianco, si aggiunge poi
1/4 dell'uva pigiata e diraspata rossa. Si tratta quindi di una vinificazione
mista in presenza di una quantità di vinacce molto inferiore a quella della
vinificazione normale. Si termina poi con la svinatura.
Vinificazione con
macerazione carbonica. Il merito
di questa tecnica di vinificazione si deve al francese Flanzy, che rifacendosi
ad una considerazione del grande biologo Pasteur, diede il nome a questo tipo di
vinificazione, nota anche come vinificazione in atmosfera anaerobica e cioè in
assenza di ossigeno. Pasteur infatti scriveva che tenendo l'uva in grappoli in
atmosfera di anidride carbonica, si potevano creare dei vini dotati di
particolare fragranza e freschezza. Cosi si sarebbero ottenuti quei vini come il
Beaujolais, noti come vini novelli. La tecnica consiste nel porre i grappoli
interi, sani e ben maturi, in adatti contenitori dove si è creata un'atmosfera
di anidride carbonica. Nel tino possiamo quindi distinguere tre fasi: una fase
inferiore costituita da uno strato di mosto proveniente dal succo fuoriuscito
dagli acini spaccati durante il riempimento del tino, una fase di uva intera
immersa nel mosto, una fase di uva intera in ambiente di anidride carbonica.
Dopo uno o due giorni dalla immissione dell'uva nel tino la parte liquida
inferiore inizia a fermentare producendo anidride carbonica che mantiene il vino
privo d'aria. L'uva viene lasciata in tali condizioni per un periodo che può
variare da pochi giorni ad una trentina a secondo dello stato di sanità
dell'uva e della temperatura; terminata la fermentazione si scarica il liquido
di fondo, si vuota il tino del l'uva intera che viene pigiata o pressata.
Nell’uva intera, durante il condizionamento, si sono avute modificazioni a
carico di parecchi costituenti; una parte degli zuccheri all’interno degli
acini vengono trasformati in alcool, per azione di enzimi endogeni, con
formazione di anidride carbonica e di prodotti secondari simili a quelli che si
formano ad opera dei lieviti. Inoltre si osserva una metabolizzazione degli
acidi organi ci soprattutto de11’acido malico, che scompare dal chicco anche
per più del 50% senza formazione di acido lattico, si può notare anche una
diminuzione lieve dell'acido tartarico. Dal punto di vista organolettico si ha
la formazione di sostanze volatili che sviluppano particolari aromi (profumo di
fruttato intenso).
Vinificazione
per macerazione a caldo o termovinificazione. Questo tipo di fermentazione consiste nel riscaldare il
pigiato mediante speciali attrezzature quali scambiatori di calore funzionanti
ad acqua calda o vapore, per tempi variabili da 5 a 30 minuti a temperature
variabili da 50 a 80 °C. La fermentazione si può effettuare sul mosto ottenuto
dalla torchiatura della massa o anche sul pigiato; in entrambi i casi è però
necessario ricorrere al raffreddamento per assicurare regolarità al processo
fermentativo. Gli scopi che si prefigge l’impiego del riscaldamento delle uve
o del pigiato sono i seguenti:
estrazione del colore e
delle altre sostanze per effetto della permeabilizzazione delle pareti cellulari
e della plasmolisi dovuta al calore;
effetti sulla microflora
per ottenere una sterilizzazione o una selezione dei lieviti responsabili della
fermentazione;
inattivazione degli enzimi
per prevenire la casse ossidasica o rottura ossidasica, in quanto viene
inattivata la polifenolossidasi;
altri effetti secondari
riguardano le caratteristiche di aroma del prodotto.
L'estrazione dei pigmenti
fenolici viene privilegiata rispetto a quella dei tannini, l'effetto della
temperatura è in stretta relazione al tempo di riscaldamento. Il miglioramento
della stabilità è un altro effetto importante, infatti alcuni vini sono come,
come è noto, molto sensibili alla casse ossidasica, provocata dalla presenza
nel mosto e nel vino di polifenolossidasi. ed in modo particolare da attacchi di
Botrytis Cinerea. L'effetto del calore consente di poter prevenire queste al
terazioni, infatti è praticamente dimostrato che la polifenolossidasi è
completamente inattiva a temperatura superiore ai 70°C, mentre a temperature
oscillanti tra i 30 e 40°C, l'azione delle ossidasi è accelerata. E' quindi
molto importante, nel trattamento termico delle uve o del pigiato, superare
rapidamente questo intervallo di temperatura critica ed evitare il più
possibile il contatto con l'aria. I vini così ottenuti presentano un corpo più
pieno, un aroma più etereo e fruttato, un’intensità di colore notevole e
forte resistenza all'ossidazione. Riassumendo, con questo trattamento avremo
delle caratteristiche organolettiche migliori; per concludere si può affermare
che il riscaldamento del pigiato di uve rosse permette di estrarre i costituenti
della buccia che passano nel mosto pressando la massa prima della fermentazione.
Questa estrazione è molto importante e più intensa di quella che si ottiene
durante la vinificazione classica in presenza di vinacce e con la macerazione
delle stesse.
|