Il vitigno:
l’origine è ancora incerta; qualcuno afferma che sia stato introdotto dalla
Francia nel 1800. E’ molto più probabile invece che si sia diffuso in Sardegna e
soprattutto nel sassarese durante il periodo di dominazione spagnola.
Nel corso degli ultimi decenni,
dopo la scomparsa quasi totale della viticoltura nell’agro di Sassari, il Cagnulari
viene coltivato soprattutto nei terreni di Usini, con interessanti realtà
dedicate a questo vitigno anche nei comuni di Ossi, Tissi, Uri, Ittiri, Sorso ed
Alghero.
Non si può escludere a priori
di possibili coltivazioni anche in altre zone della Sardegna. Si ha notizia (da
verificare) che esiste qualche pianta nella zona di Selargius, ove viene
impropriamente chiamato Barbera.
Anche ad Atzara, nel nuorese,
dovrebbe trovarsi qualche pianta. In certi vigneti della Gallura è conosciuto
come Caldareddu.
Altri sinonimi sono: Cagnovali,
Cagnulari Sardo, Cagnolari Nero, Cagnonale, Cagliunari. Un altro sinonimo
potrebbe essere Cagnolaro che sull’elenco fornitoci da “Elenco
alfabetico dei nomi dei vitigni e loro sinonimi” della Regione Sardegna,
accomunerebbe questo vitigno al Bove Duro di Spagna ed al Bove
Duro.
La vite: di buona
vigoria, richiede sistemi di allevamento a media espansione, con potatura corta
tipo alberello latino. La produzione è abbondante e costante. Ha una discreta
resistenza alle malattie crittogamiche. Soffre, invece, in particolari annate, l’eccessiva
esposizione dei raggi solari e le temperature elevate (sopra i 40 °c), con
conseguente disseccamento del rachide. Anche una piovosità al di fuori del
normale nel periodo estivo causa notevoli danni al grappolo, specialmente in
siti particolarmente vigorosi, ove il rigonfiamento eccessivo degli acini porta
ad una spaccatura interna degli stessi, provocando spesso del marciume acido che
rende inutilizzabile gran parte della produzione.
Nelle annate “normali”, per fortuna nella maggior
parte dei casi, il grappolo matura perfettamente, dando al viticoltore un’uva
particolarmente ricca di zuccheri, di polifenoli e anche di una buona acidità.
Con una vinificazione mirata si riesce ad ottenere un vino che resiste
egregiamente al passare degli anni
La foglia:
è’ grande, orbicolare, trilobata. La
pagina superiore è di colore verde intenso; la pagina inferiore lanuginosa.
Il grappolo:
è di media grandezza, piramidale, molto
serrato, spesso alato.
L'acino:
è solitamente di piccola
dimensione, rotondo, con buccia spessa e consistente, pruinosa di colore nero.
La polpa: è dolce, con
succo rosato
La
maturazione: nelle annate normali avviene in III o IV
epoca.
Il vino:
anticamente era molto ricercato per
tagliarlo con vini più deboli; abbiamo notizia che nel 1800 (ancor prima della
devastazione fillosserica che si manifestò a Usini nel 1883) i viticoltori
usinesi assieme a quelli di Sorso e di Alghero esportavano il loro prodotto in
Francia, ove veniva usato come vino da taglio.
L’uva che si ottiene con un
numero limitato di gemme, dà un vino di notevole struttura ed un tenore
alcolico che varia dai 13 fino a
raggiungere i 15 o 16 gradi.
Il colore va dal rosso rubino
carico al rosso granato.
Il profumo è molto
caratteristico e spazia nella sua franchezza dal fruttato intenso (frutta rossa)
in gioventù, allo speziato (pepe nero, all’erbaceo - muschio -, alla
confettura di prugne, raggiungendo una grande ampiezza nei casi di vini
invecchiati.
Al gusto si rivela solitamente
secco, caldo, abbastanza morbido, abbastanza fresco, abbastanza tannico, sapido,
di corpo tendente al robusto, comunque armonico. Un vino quasi da mangiare.